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ANSIA
Etimologicamente la
parola ansia significa " senso di oppressione" e questa è la
sensazione principale provata dall'ansioso; altri sintomi sono
nervosismo, apprensione eccessiva verso se stessi o verso gli
altri, insonnia, facilità al pianto, paure, palpitazioni,
debolezza e tremori.
La
persona ansiosa vive costantemente lo stato d'animo come se
qualcosa di catastrofico e di dannoso debba capitargli da un
momento all'altro.
Di conseguenza tende ad adottare una serie di misure preventive
attribuendo ora a quella persona ora a quella cosa, ora al
lavoro, ora all'amore ecc.. l'origine del suo malessere,
sfuggendogli sovente che l'origine del problema è principalmente
dentro di se.
ORIGINI
Alcuni vivono l'ansia
come il pensiero che una minaccia pregiudichi in minore o
maggior misura" i punti di appoggio"di un individuo essenziali
per la sua sicurezza affettiva.
Altri autori definiscono l'ansia come la condizione che può
comparire come un
disagio che nasce quando si incontra ( o si prevede di
incontrare) la
disapprovazione di persone per noi importanti e, in taluni casi,
anche di persone qualsiasi.
Nelle sue prime formulazioni, Sigmund Freud considerò l'ansia
come una
conseguenza di tensioni emotive inespresse, di conflitti
interiori e di aspettative perennemente frustrate.
Egli riteneva che le cause dell'ansia fossero da ricercare in
desideri, pulsioni e angoli della personalità tenuti nascosti in
quanto ritenuti probabili cause di conflitti sociali o
famigliari o inconsci e quindi rimossi e negati ma comunque
rigeneranti ansia e angosce.
ANSIA
NORMALE O POSITIVA
L'ansia talvolta si può
considerare un segnale di pericolo positivo; si parla allora di
" reazioni di ansia adeguate" obiettivamente connesse ad un
pericolo improvviso o preventivato ( esami,colloqui importanti,
paura sensata del giudizio..etc ) In questo caso l'ansia è
obiettiva e motivata.
ANSIA PATOLOGICA E NEGATIVA
L'ansia patologica viene
percepita invece come " aspettativa costante di minaccia e di
paure immotivate, provenienti, probabilmente, da impulsi e
conflitti interiori esternabili tramite una o più regressioni
ipnotiche.
Le crisi d'ansia insorgono in situazioni non comprensibili
all'occhio della gente.
Tutti gli accertamenti a carattere scientifico confluiscono
nella constatazione che l'ansia può svolgere una funzione
centrale in quasi tutte le nevrosi. E' presente abbondantemente
in coloro che soffrono di improvvisi
Attacchi
di Panico e della paura costante che possano
ripresentarsi, di
Fobie, di
Insicurezza
,
di
Bulimia
( irrefrenabile voglia di abbuffate e PsicoDipendenza dal cibo),
di
Disturbi
Ossessivi e psicosomatici.
Inoltre l'ansia può essere responsabile del non riuscire a
Dimagrire
, di Insonnia, Eiaculatio Precox,
Anorgasmia femminile e altri disturbi ancora.
IL
DISTURBO DI PERSONALITA'
EVITANTE
Le persone con questo
disturbo della personalità sono talmente impacciate e timorose delle
difficoltà, da evitare, se
possono, la vicinanza e il contatto verbale con gli altri, anche se
dentro di loro desiderano ardentemente
allacciare nuovi rapporti e legami di amicizia.
Vorrebbero
insomma godere di rapporti interpersonali ma la bassa autostima di se,
il carattere ipersensibile e il timore di essere respinti li trattengono dal rivolgersi agli altri in modo sereno e
accattivante.
Timidi in quasi
tutte le situazioni pubbliche, gli individui evitanti sono sospettosi di
qualsiasi novità e diversità. Per
non dire qualcosa che possa suonare sciocco e inappropriato,limitano i
loro interventi all'essenziale.
Alcuni si
preoccupano che segnali di imbarazzo quali rossore, voce emotiva, scarsa concentazione ecc. possano far accorgere gli
altri del loro problema di insicurezza e timidezza: questo può creare
loro ansia e imbarazzo.
I soggetti
evitanti, uomini e donne, restano così di solito aggrappati a una vita di routine
ben definita.
SI TRATTA DI DISTURBO DI
PERSONALITA' EVITANTE ?
Alcuni
manuali danno questi parametri per valutare se si ha un disturbo
di
personalità evitante:
-
Comportamento inibito nelle situazioni nuove a causa di una sensazione
di inadeguatezza.
-
Frequente sensazione, dopo aver avuto contatti sociali, di essere
risultati insufficienti privi di un adeguato fascino personale, inferiori ad altre persone del
gruppo.
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